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La Rieducazione Motoria nel cavallo

La Rieducazione Motoria nel cavallo (1): domande e risposte

Dott.ssa Mariarosaria Manfredonia

Fisioterapia e Riabilitazione: sinonimi?
La Fisioterapia è una branca della medicina che valuta le condizioni muscolo – scheletriche del cavallo, collegando l’analisi dei movimenti con le conoscenze dell’anatomia dell’apparato muscolare e scheletrico, allo scopo di identificarne problemi potenziali. Può essere definita anche come l’insieme delle tecniche usate per la prevenzione e il trattamento di traumi e lesioni che possano compromettere la salute e le performances del cavallo.

La Riabilitazione è la scienza che si avvale di esercizi attivi (mediante l’uso di specifiche apparecchiature) volti al ripristino di una normale funzionalità.

Le due discipline si coniugano nella Rieducazione Motoria, che mira a:

  • ristabilire il corretto tono muscolare;
  • restituire flessibilità e mobilità ai muscoli danneggiati;
  • restituire ed aumentare l’elasticità e la libertà nel movimento;
  • migliorare le performances atletiche;
  • rieducare al movimento, all’equilibrio, alla propriocezione;
  • stimolare la circolazione sanguigna;
  • riportare il soggetto nelle condizioni di esprimere il suo potenziale atletico, seguendo il principio delle “3 R”, vale a dire: 1 Ripristinare; 2 Reintegrare; 3 Rieducare.

Forse non tutti sanno che…
Il movimento del cavallo è largamente governato da risposte riflesse: il riflesso è una risposta automatica, che non richiede consapevolezza. Uno dei primi riflessi con cui nasce il puledro è la capacità di alzarsi sulle sue zampe e di rimanere in equilibrio. Attraverso il riflesso della suzione, che si combina con la percezione dell’odore e del tatto, il puledro coniuga la necessità di succhiare il latte con lo sforzo di stare in piedi e muoversi.

Questo è l’esempio di una “catena” di risposte adattative: il primo riflesso (suzione) ha innescato il successivo (stare in piedi) e gli altri in linea, fino ad ottenere il risultato richiesto (alimentazione). Nel cavallo montato o guidato, per esempio nel trottatore, le risposte riflesse si stabiliscono dopo un lungo periodo di lavoro comune, durante il quale il fantino o il driver chiedono al cavallo un tipo di performance di cui non esiste modello nella “vita selvaggia”.

Se quindi ci avviciniamo ai problemi motori del cavallo dobbiamo considerarne alcuni aspetti poco conosciuti:

  • Il cavallo ha la capacità di reclutare gruppi muscolari diversi per sottrarre un segmento scheletrico o muscolo-tendineo al dolore, se il suo fantino continua a chiedergli uno sforzo;
  • Un movimento non corretto, adottato dal cavallo per evitare una sofferenza, rapidamente diventa “impresso” (imprinted) nei centri encefalici del movimento, sostituendosi a quello naturale e divenendo, così, esso stesso normale. La catena di risposte al messaggio nervoso (neurotrasmettitori e motoneuroni) richiesta per il movimento è molto complessa, una volta modificata, al punto che, persino quando l’originaria causa del dolore, e perciò della compensatoria modificazione del movimento, non è più presente, non è automatico il ritorno al corretto movimento iniziale.

Traumi, dolore, gonfiore, la tensione muscolare, che nasce per proteggere il corpo da un’ulteriore trauma, ma causa asimmetria nella spina dorsale, con conseguente affezione dell’equilibrio e della performance stessa, l’incapacità di muovere una parte del corpo, tutti questi fattori mandano segnali differenti dall’area traumatizzata cui seguirà l’innescarsi del nuovo riflesso. Il cavallo conserva il suo istinto ancestrale di sopravvivenza che richiede movimento ad ogni costo.

Perché il cavallo ha bisogno della Rieducazione Motoria?
Oggi il cavallo è chiamato ad alti livelli di performance con notevoli pressioni e ripercussioni. I traumi che abbiano un’insorgenza acuta ed improvvisa, sono facilmente riconoscibili. Accade spesso, invece, che il cavallo manifesti una zoppia, all’inizio lieve, e che, per sottrarsi al dolore che ne consegue, modifichi il suo appoggio e la distribuzione del suo “carico”.

Piccole variazioni nel reclutamento muscolare passano inosservate per lunghi periodi (spesso ci vogliono dagli 8 ai 30 giorni prima che traumi muscolo-scheletrici comportino segni clinici evidenti); il cavaliere sensibile le percepisce come “qualcosa che non torna” nel movimento dell’animale. Il cavallo non è ancora clinicamente zoppo ma si comporta in modo anormale: riluttanza al movimento, mancanza di equilibrio, rigidità di un particolare segmento muscolo-scheletrico, accorciamento nella lunghezza di un passo (può essere la fase anteriore o posteriore), incapacità di eseguire perfettamente un percorso (può esser il caso di un Quarter impiegato nel barrel o pole bending) o di saltare un ostacolo.

Quando si valuta il suo passo o il suo trotto, va tenuto in considerazione che in quel suo movimento non è coinvolto solo un muscolo, ma anche le ossa alle quali quel muscolo è ancorato, la fascia che lo ancora ad esse, i legamenti che supportano l’articolazione coinvolta e, per ogni articolazione, i suoi componenti. Prima di immaginare un programma di Rieducazione Motoria, è necessario “ricordare” all’animale quale è il “pattern biomeccanico” corretto. Di notevole efficacia, si è dimostrato, a questo proposito, rieducarlo anche prima di metterlo a riposo.

Quando il cavallo ha bisogno di Rieducazione Motoria?

  • Traumi (cadute, calci, esiti traumatici di litigi tra cavalli);
  • Problemi alla tavola dentaria;
  • Perdita della naturale mobilità o capacità atletiche;
  • Convalescenza (chirurgia addominale);
  • Zoppia;
  • Chirurgia Ortopedica (rimozione di chip o interventi su tendini o legamenti);
  • Prolungati periodi di riposo;
  • Consumo irregolare o disomogeneo degli zoccoli
    (legato ad un differente e modificato appoggio dell’animale);
  • Difficoltà nell’ingaggiare i quarti posteriori
    (es. dolore della schiena per patologie degenerative dell’articolazione del garretto);
  • Comportamento anormale;
  • Canter disunito o non corretto;
  • Scarsa capacità di effettuare buone transizioni da un’andatura all’altra;
  • Peggioramento delle performances e perdita della “condizione corporea”.

Quali Condizioni posso trattare e Quando intervenire?

Cavalli sportivi:

  • Screening per l’identificazione di eventuali problemi;
  • Programmi pre e post – competizione, per esaltare ed ottimizzare le capacità atletiche;
  • In seguito a traumi e lesioni gravi.

Patologie secondarie o compensatorie:

  • Dolore alla schiena per patologie sottostanti (OCD, DJD, Asimmetria Pelvica, etc.,);
  • Movimenti compensatori adattativi legati ad una primaria zoppia;
  • Dolore alla schiena dovuto ad una errata posizione del cavaliere o della sella.

Traumi dei Tessuti molli:

  • Lesione muscolare (strappo o indolenzimento da accumulo di acido lattico);
  • Ferita aperta;
  • Ematoma;
  • Lesioni a tendini o legamenti.

Periodo Post-operatorio:

  • Per aumentare e migliorare l’escursione di un’articolazione o di un tessuto molle durante e dopo immobilizzazione;
  • Per mantenere il tono muscolare o migliorarne la resistenza;
  • Gestire il dolore;
  • Per rieducare al corretto “gait pattern”;
  • Istituendo programmi di esercizi controllati per un completo recupero funzionale delle performances atletiche.

Riferimenti bibliografici:

Equine Injury, Therapy and Rehabilitation. (Third edition) Mary Bromiley;

Back to work. How to rehabilitate or Recondition your horse. Lucinda Dyer;

http://www.veterinaryphysio.co.uk

http://equinephysiotherapyservices.com

Thoroughbred Racehorse Injury Rate Released by Jockey Club - http://www.thehorse.com

http://www.equiphys.com/

Per contatti con l’autrice:

pattieselma@gmail.com

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